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18 milioni di giocatori ed uno di ludopatici: il punto dopo l’incontro tra le istituzioni

In Italia si è deciso di confermare la caccia al gioco d’azzardo, considerato come una piaga estesa e un punto fondamentale d’attrazione per la criminalità organizzata. A Torino, il 9 aprile, è stato fatto il punto sulla situazione, nell’incontro organizzato al Sermig dalla Consulta Nazionale Anti-Usura, in collaborazione con la Fondazione San Matteo, e simbolicamente intitolato “Azzardo, fra legislazione nazionale, regionale e regolamentazione degli Enti locali”.

Nel nostro Paese i numeri parlano chiaramente e danno una immagine più che coerente del fenomeno: sono 18 i milioni di persone che almeno una volta all’anno giocano d’azzardo. Un milione di esse ha una dipendenza paragonabile a quella da droga. Fra le fasce d’età più giovani, e quindi ritenute più sensibili, tra ragazzi di 14-17 anni spuntano circa 700.000 giocatori saltuari, 70.000 invece affetti da ludopatia. In termini sociali, prima ancora che economici, il costo supererebbe addirittura i 10 miliardi complessivi che lo Stato ricava dal gioco, a fronte di una raccolta complessiva di 100 miliardi.

Nel corso dell’incontro poi si è parlato anche della difficoltà sempre più evidente di un controllo serrato e di un contenimento dell’azzardo, considerato, dallo stesso sindaco di Torino, Chiara Appendino, una piaga dalle proporzioni enormi. “Stupisce quando un sindaco affronti la questione e si sente parlare di proibizionismo” – ha detto, sottolineando come sia un controsenso dire che il gioco online, non controllabile, possa essere lasciato incurato. Le istituzioni, presenti all’incontro, si sono trovate d’accordo nel parlare di una convergenza di interventi. Il problema, semmai, sta nel coordinamento delle stesse istituzioni. Il Piemonte è peraltro una delle regioni che, tramite una legge regionale, ha applicato le distanze di sicurezza tra luoghi di gioco ed altri ritenuti sensibili. Un chiaro controsenso con l’intenzione di uno Stato che, se da una parte raccoglie soldi, dall’altro continua a dichiarare guerra al gioco.

All’incontro era presente anche Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, il quale ha sottolineato come il gioco d’azzardo sia un potenziale polo d’attrazione per il crimine organizzato, desideroso di infiltrarsi nell’economia anche grazie alla produzione di una mole di denaro spaventosamente grande gravitante attorno all’azzardo. Cantone ha così definito doppiamente preoccupante il fenomeno in esclusivo interesse dei cittadini, alla mercé di meccanismi truffaldini e facilmente adescabili da ambienti vicini al crimine organizzato.

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